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L’Italia rischia davvero di restare senza gas? Domanda, stoccaggi, forniture: ecco cosa sapere #adessonewsitalia


Gas, l'Italia rischia un inverno senza energia? Domanda, stoccaggi, forniture: cosa sapereGas, l'Italia rischia un inverno senza energia? Domanda, stoccaggi, forniture: cosa sapere

La Russia ha chiuso i rubinetti del gas all’Italia: le forniture da Tarvisio sono a zero ormai da diversi giorni. E non è ancora chiaro quando e se verranno ripristinate. Eni si augura che possano riprendere entro la prossima settimana. L’azienda del cane a sei zampe è in trattative con il gruppo energetico russo Gazprom e Gas Connect Austria per esplorare potenziali opzioni per sbloccare le forniture russe che arrivano in Italia attraverso l’Austria. Di fatto l’azienda pagherebbe il trasportatore austriaco per conto del colosso russo, operazione che ovviamente richiede l’adesione di tutte le parti coinvolte. Eni è pronta a pagare 20 milioni di euro di garanzie per far arrivare il gas attraverso lo snodo Tarvisio.

Stoccaggi al 90%

Al momento gli stoccaggi europei e italiani sono pieni: il livello delle riserve di gas nei depositi sotterranei europei è vicino all’87%, in Italia è stato superato il 90%. Questo significa che il gas per riscaldarci questo inverno ce l’abbiamo. Detto questo, bisogna tenere conto delle variabili che potrebbero complicare la situazione: un’ondata di freddo improvvisa, interruzioni nelle forniture da altri Paesi, forniture di gnl inferiori a quelle preannunciate. Variabili che hanno portato l’ad di Eni a dire: «Puoi chiudere le frontiere, ma non si può, e puoi essere più deterministico nella positività. Il contributo addizionale del gas russo che speriamo ritorni è fondamentale, 20 milioni di metri cubi al giorno che sono tra il 9-10% del supply che sta arrivando in Italia. È importante che i rigassificatori funzionino, è importante che non ci siano problemi tecnici alle produzioni in Algeria o Egitto o interruzioni dalla Libia».

Quanto gas consumiamo e da dove arriva

Il gas proveniente dalla Russia attualmente rappresenta ora solo il 9% delle forniture Ue, prima della guerra in Ucraina copriva il 40%. L’Italia consuma tra 73 e 76 miliardi di metri cubi all’anno, stando ai dati del ministero dello Sviluppo economico del 2018-2021. Con la progressiva riduzione delle forniture da Mosca, la Norvegia è diventata il primo fornitore per l’Ue. Per l’Italia il primo fornitore è l’Algeria, che garantirà circa 3 miliardi di metri cubi di gas in più al nostro Paese nell’inverno 2022, vale a dire complessivamente circa 25 miliardi di metri cubi l’anno. Nel 2023-2024 le forniture passeranno a 6,2 miliardi aggiuntivi, per poi stabilizzarsi a 9 miliardi in più, arrivando complessivamente a circa 30 miliardi di metri cubi. Il Tap, gasdotto Trans Adriatic Pipeline, sezione europea del corridoio mediterraneo che porta il gas dall’Azerbaijan fino alla Puglia, ha già trasportato 16 miliardi di metri cubi di gas, di cui 14 all’Italia, ha spiegato nei giorni scorsi Luca Schieppati, managing director di Tap, intervenendo all’Italian Energy Summit. «Con i volumi che stiamo trasportando in Italia quest’anno porteremo piu’ di 9,5 miliardi di metri cubi, 2,5 in più rispetto all’anno scorso. Stiamo cercando di incrementare ulteriormente i volumi, il presidente dell’Azerbaigian, ha detto che l’anno prossimo saliremo a 12 miliardi di metri cubi», ha aggiunto.

Il nodo dei rigassificatori

Per ridurre la dipendenza da Mosca, il governo italiano ha deciso di puntare anche sul gas naturale liquefatto (gnl). Dalla prossima primavera inizieranno ad arrivare forniture addizionali da Paesi come Stati Uniti, Qatar, Congo e Nigeria. Attualmente l’Italia ha una capacità di rigassificazione di 18 miliardi di metri cubi. Il gnl costituisce il 20% delle importazioni totali e viene rigassificato negli attuali tre impianti di Livorno, Panigaglia (La Spezia) e a Porto Viro (Rovigo).«Sul 2022 dovremmo avere un addizionale di circa 9,7-10 miliardi di metri cubi, al 2023-2024 dovremmo avere 17 miliardi addizionali e nel 2024-2025 arriveremo a 21-22 miliardi di metri cubi», ha spiegato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Per raggiungere questi obiettivi è urgente aumentare la capacità di rigassificazione in tempi rapidi, facendo entrare in funzione al più presto le due navi Fsru acquistate da Snam. Se l’autorizzazione per il rigassificatore di Piombino arrivasse il 27 ottobre (data prevista, sulla carta), il gas inizierebbe a fluire da fine aprile, come ha spiegato Federico Fubini sul Corriere della Sera. Se invece tutto dovesse essere bloccato dai ricorsi, la Golar Tundra non potrà lavorare neanche nell’estate 2023. Il rischio è che il prossimo inverno la situazione sia molto più complessa di quanto non sia già.

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“https://www.corriere.it/economia/consumi/22_ottobre_04/gas-l-italia-rischia-inverno-senza-energia-domanda-stoccaggi-forniture-cosa-sapere-45595906-43bb-11ed-a0de-10925927a2b2.shtml”

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