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FESTIVAL DELLE CULTURE: A L’AQUILA UNO SGUARDO SUL MONDO ATTRAVERSO IL CINEMA | Ultime notizie di cronaca Abruzzo #adessonewsitalia

L’AQUILA – Uno sguardo su altri Paesi e diverse culture, attraverso la visione di film e incontri con persone emigrate da lontano e giunte a L’Aquila. Protagonista anche un’orchestra policulturale, nata proprio in occasione del Festival.

Il Festival delle Culture è il nuovo format finanziato dal Ministero della Cultura e dal Comune dell’Aquila attraverso il Fondo Restart e ideato e realizzato dal L’Aquila Film Festival, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane e il Centro Linguistico dell’Università dell’Aquila, con diverse associazioni che si occupano di accoglienza, con il Centro Culturale “Le Officine” di Fontecchio e diversi operatori culturali cittadini.

IL PROGRAMMA

Mercoledì 2 novembre

Auditorium del Parco, ore 18:00
Apericoncerto di inizio Festival

Suona l’Orchestra Policulturale di Piazza Palazzo
Servizio food multi-etnico a cura della Comunità 24 luglio

Auditorium del Parco, Ore 21:00
Feneen, di Giulia Rosco (Italia, 2022, 60 min.)

Intervengono la regista, Jennifer Caodaglio, Frank Sativa e i musicisti dell’Orchestra Policulturale di Piazza Palazzo

Feneen è un viaggio nella realtà urbana musicale contemporanea senegalese. Un racconto nato dall’incontro tra il producer italiano Frank Sativa e i rapper Leuz Diwane G, senegalese, e F.U.L.A., italo-senegalese, che ha dato vita alla genesi di una canzone, un videoclip e un documentario omonimi. Il documentario approfondisce l’attuale scena musicale e urbana di Dakar per creare un ritratto complesso e inaspettato del forte e rigoglioso movimento culturale urbano della città, contesto imprescindibile per lo sviluppo di una coscienza civica critica e consapevole tra i giovani, ma anche terreno estremamente fertile di concrete opportunità di impiego all’interno di un’industria nascente.

Giovedì 3 novembre

Palazzetto dei Nobili, ore 18:00

I senza nome, di Francesco Paolucci (Italia, 2022, 30 min.)

Nel cimitero dell’isola di Lampedusa sono sepolti, insieme agli abitanti, anche i migranti morti in mare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Lapidi senza nome, solo la data di morte e qualche indicazione sulla probabile origine. Modou Lamin è un ragazzo partito dal Gambia con il sogno di fare l’artista. Ha fatto quel viaggio ed è riuscito ad arrivare in Italia, dove vive e lavora da sei anni. è tornato a Lampedusa per dare una dignità, attraverso la sua arte, alle lapidi dei senza nome.

Un viaggio in un luogo che sta diventando, nonostante tutto, simbolo di integrazione, resistenza e memoria collettiva attraverso le voci di Modou Lamin e delle persone che, insieme a lui, si prendono cura del ricordo di questi esseri umani senza identità. Prodotto da Fondazione Barba Varley ETS

Segue l’inaugurazione della Mostra “I Senza Nome”: Foto di Andrea Mancini, Elaborazione artistica di Valentina Equizi

Palazzetto dei Nobili, ore 21:00

Uno sguardo sul Sudamerica: Sebastian Alvarez, la città di Brasilia e le miniere del Perù

Interviene Sebastian Alvarez

L’artista interdisciplinare e regista Sebastian Alvarez (Perù-Brasile-USA) rifletterà pubblicamente su aspetti della sua vita e pratica artistica in relazione alle qualità fisiche di buchi, cumuli e crepe, nonché agli effetti psicologici e socio-ambientali che hanno in le nostre vite. Utilizzando aneddoti personali ed estratti di film precedenti e futuri (in Brasile e Perù), Alvarez esaminerà i pericoli dell’estrattivismo, dell’accumulazione per espropriazione e delle vecchie promesse tecno-utopiche in cui siamo stati immersi.

Saranno proposti estratti di due lavori di Sebastian Alvarez, A Machine to Live In (Brasile) e Ogni abisso è una montagna (titolo provissorio – Perù)

Venerdì 4 novembre

Auditorium del Parco, ore 21:00

Le Dame del mondo: incontro con Kawsar Abulfazil e Adriana Carolina Pinate
Immagini e racconti dall’Afghanistan e dal Venezuela

Venezuela Dal paese dei sogni al ricordo di un paese. Un viaggio attraverso aspetti sconosciuti di uno dei Paesi che in passato ha rappresentato per molti la terra dei sogni e che oggi rappresenta un ricordo per chi la lascia. Il Venezuela oggi vive il secondo esodo più grande al mondo, il più grande mai avuto nella storia delle Americhe. In questo racconto, vedremo come l’arte, la cultura e la musica possano essere una forma di riscatto e come esse siano di aiuto nello sviluppo umano e personale delle nuove generazioni; esemplare l’esperienza dell’orchestra sinfonica infantile di Jose Antonio Abreu.

Afghanistan Un Paese con due volti: l’Afghanistan dei due volti, il regime e le bellezze di un Popolo e dei suoi paesaggi da fiaba.

Sabato 5 novembre

Auditorium del Parco, ore 18:00

Bangla, di Phaim Bhuiyan (Italia, 2019, 84 min.)

Intervengono Phaim Bhuiyan e i ragazzi del Festival delle Culture
Cosa vuol dire per un giovane di vent’anni, italiano di seconda generazione e musulmano, vivere in un mondo spesso così lontano dai precetti dell’Islam, soprattutto per quanto riguarda la sfera relazionale e sessuale? Cosa accade quando il desiderio bussa alla sua porta? Bangla racconta la storia di Phaim un giovane musulmano di origini bengalesi nato in Italia 22 anni fa. Vive con la sua famiglia a Torpignattara, quartiere multietnico di Roma, lavora come stewart in un museo e suona in un gruppo.

Auditorium del Parco, ore 21:00

Be my voice, di Nahid Persson (Svezia, 2021, 90 min.)

Intervengono Homayoun Effati, Daniela De Nuntis e i rappresentanti della Comunità iraniana dell’Aquila, in un’analisi dell’Iran di oggi e dei diritti delle donne

Be my voice racconta la vera storia di Masih Alinejad, giornalista e attivista, che per milioni di donne iraniane rappresenta l’esempio alla ribellione contro l’hijab forzato. Masih Alinejad, che oggi si trova negli Stati Uniti ed è costretta a vivere sotto protezione, lotta da anni contro ogni limitazione dei diritti civili, per il rispetto delle donne del suo paese d’origine. La coraggiosa e determinata giornalista guida uno dei più grandi atti di disobbedienza civile nell’Iran di oggi e usa la sua libertà in esilio per dare voce alla protesta nel suo paese d’origine. Attraverso l’uso dei social racconta la propria battaglia ed è seguita da milioni di persone.

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