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Giorgetti firma decreto su adeguamento pensioni. Aumenti fino al 7,3% #adessonewsitalia

In Italia ci sarà una novità in campo pensionistico a partire dal nuovo anno: Giancarlo Giorgetti, il nuovo ministro dell’economia e delle finanze, ha firmato il decreto che prevede un incremento sulle pensioni del 7,3%. Tale decreto avrà decorrenza a partire da Gennaio 2023.

Lo ha comunicato il MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze). Tale aumento delle pensioni é stato calcolato riferendosi alla variazione percentuale venutasi a creare negli indici dei prezzi al consumo, dati che sono stati forniti dall’Istat ad inizio novembre 2022.

Quindi dal 1 gennaio 2023 tutti i pensionati riceveranno un aumento pari al 7,3% della loro pensione.

Cosa cambierà dal 2023 sul fronte pensionistico

Le discussioni politiche sono ormai all’ordine del giorno per quanto riguarda il fronte pensionistico. Marina Calderone, ministra del lavoro appena eletta, ha dichiarato che bisogna lavorare sulle ipotesi esistenti, ovvero Opzione donna, Ape Sociale e Quota 41.  Tutte da confermare secondo la ministra.

Inoltre la ministra Calderone, riferendosi a quota 41, ha affermato che non dovranno essere più solo gli anni lavorativi a contare, ma si dovrà anche tener conto dell’età della persona.

Quota 41 andrebbe quindi a sostituire Quota 102 indetta dalla ministra Fornero. Quindi non più in pensione a 64 anni di età e 38 di contributi, ma a 61 anni di età con 41 anni di contributi versati.

Un opzione, secondo i ministri, che agevolerebbe non poco i lavoratori italiani prossimi alla pensione. Ci sono però dei numeri importanti di cui tenere conto con questa nuova opzione.

I numeri di Quota 41 fra costi e nuovi pensionati

Dalle simulazioni effettuate con Quota 41, i dati emersi parlano di 83.000 persone in più che nel 2023 potrebbero andare in pensione. Quindi si prevede uno scenario pensionistico completamente diverso rispetto alla legge Fornero.

Questa, secondo i ministri, é una visione ottimistica. Di contro però ci sarebbero i costi che lo stato italiano dovrà sostenere, i quali secondo le stime ammonterebbero a 1,13 miliardi di euro.

La proposta dei ministri, quindi, per abbattere i costi per lo Stato, è quella di mantenere Quota 41 solo per il 2023, evitando così un possibile rialzo dei costi che potrebbero lievitare fino a 4 miliardi di euro.

Il presidente del consiglio Giorgia Meloni preannuncia il rischio di pensioni future inesistenti

Il presidente Giorgia Meloni si é espressa chiaramente riguardo alla situazione pensionistica in Italia, preannunciando il rischio di future pensioni inesistenti. Per questo, insieme al ministro dell’economia Giorgetti starebbe studiando una nuova riforma denominata Opzione uomo.

Come funzionerebbe la nuova riforma Opzione Uomo

La nuova opzione pensionistica presentata dalla Presidente Giorgia Meloni prevede l’arrivo alla pensione con un’età di 58/59 anni e 35 anni di contributi versati perdendo però un terzo dell’assegno a causa dell’effetto dovuto al ricalcolo dell’importo del metodo contributivo. La proposta però sembra non trovare d’accordo i sindacati.

Il segretario della Cgil Maurizio Landini ha affermato che mandare in pensione le persone riducendogli un terzo dello stipendio non è una strada percorribile. Landini ha dichiarato inoltre che c’é un altra possibilità per il futuro pensionistico dei lavoratori, ovvero combattere la precarietà.

La Lega insiste su Quota 41 applicata a Opzione Uomo

La Lega starebbe insistendo su Quota 41, parallelamente alla proposta della Meloni di Opzione Uomo. Saranno le risorse a disposizione in bilancio a decretare la scelta proposta dal nuovo governo di Destra.

Sembra infatti che la spesa in Italia per quanto riguarda la situazione pensionistica sia destinata a crescere esponenzialmente, arrivando nel 2025 al 17,6% del Pil.

La proroga di Opzione Donna

Sarà prorogata nel 2023 Opzione Donna, la riforma che riguarda le pensionate in Italia. Quindi rimarrà la soglia dei 58/59 anni e 35 anni di contributi sia per dipendenti e sia per lavoratrici autonome.

Opzione Donna rimarrà in vigore per tutto il 2023, dopodiché, secondo quanto dichiarato, ci sarà un ritorno alla legge Fornero. Il limite anagrafico imposto dalla legge Fornero per andare in pensione rimane sempre di 71 anni, superato il quale é previsto il licenziamento del lavoratore.

Fonte foto: https://www.mef.gov.it/

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