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Superbonus, benzina e la norma “sblocca-trivelle”: cosa c’è nel decreto Aiuti quater #adessonewsitalia

Proroga del taglio alle accise sui carburanti, bollette a rate per le imprese, modifiche al superbonus, tetto di cinquemila euro ai pagamenti in contanti e una norma per sbloccare le trivellazioni in mare: sono le misure contenute nella bozza del decreto atteso in Consiglio dei ministri oggi pomeriggio che prevede uno stanziamento di poco superiore ai nove miliardi di euro.

Nella bozza del decreto trova spazio innanzitutto la proroga anche per il mese di dicembre del credito di imposta per le imprese energivore e non. Si tratta di una misura che come ha specificato il ministro dell’Economia Giorgetti riconosce alle imprese, “a parziale compensazione dei maggiori oneri sostenuti, contributi straordinari, sotto forma di crediti d’imposta, pari a una quota delle spese sostenute per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale”. In arrivo come detto anche la proroga, fino al 31 dicembre 2022, del taglio alle accise su benzina, gasolio, Gpl e gas naturale impiegati come carburanti; per quest’ultimo sarà confermata fino al 31 dicembre la riduzione dell’Iva al 5%.

Come cambia il superbonus

Vediamo nel dettaglio le altre misure, a cominciare dalle modifiche al superbonus. La detrazione dovrebbe scendere dal 110 al 90% con l’introduzione di un limite di reddito per gli edifici unifamiliari. Trattandosi di una bozza va da sé che non possono essere escluse eventuali modifiche. Ad ogni modo l’articolo del decreto Aiuti quater prevede quanto segue: “Per gli interventi a partire dal 1 gennaio 2023 su unità immobiliari delle persone fisiche la detrazione spetta nelle misura del 90% anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023”. L’agevolazione viene confermata anche per gli immobili unifamiliari che invece sarebbero stati esclusi dal 2023. La condizione posta in questo caso è che “l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale e che il contribuente abbia un reddito di riferimento non superiore ai 15mila euro”.

La norma che sblocca le trivellazioni

Nel decreto c’è anche la norma “sblocca-trivelle”. Per “incrementare la produzione nazionale di gas naturale”, si legge, viene consentito “il rilascio di nuove concessioni di coltivazione di idrocarburi in zone di mare poste fra le 9 e le 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, limitatamente ai siti aventi un potenziale minerario di gas per un quantitativo di riserva certa superiore a una soglia di 500 milioni di metri cubi”. Oggi il limite per il rilascio di nuove concessioni è pari a 12 miglia, ovvero poco più di 19 km. 

La disposizione si applica anche alle concessioni di coltivazione di idrocarburi “poste nel tratto di mare compreso tra il 45 parallelo e il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po, a una distanza dalle linee di costa superiore a 9 miglia e aventi un potenziale minerario di gas per un quantitativo di riserva certa superiore a una soglia di 500 milioni di metri cubi”. In deroga, su legge ancora, “è consentita la coltivazione delle concessioni per la durata di vita utile del giacimento, previa presentazione di analisi tecnico-scientifiche e programmi di monitoraggio e verifica dell’assenza di effetti significativi di subsidenza sulle linee di costa da condurre sotto il controllo del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica”.

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La rateizzazione delle bollette per le imprese

E veniamo alla rateizzazione delle bollette per le imprese, una misura che dovrebbe servire a fronteggiare i rincari e dare ossigeno alle aziende in difficoltà. “Al fine di contrastare gli effetti dell’eccezionale incremento dei costi dell’energia – si legge nella bozza – le imprese residenti in Italia hanno facoltà di richiedere la rateizzazione degli importi dovuti a titolo di corrispettivo per la componente energetica di elettricità e gas naturale ed eccedenti l’importo medio contabilizzato”, a parità di consumo, in tutto il 2021, per i consumi effettuati dal “primo ottobre 2022 al 31 marzo 2023” e fatturati entro il “31 dicembre 2023”. 

Il tetto dei premi aziendali non tassati sale a 3mila euro

Sale inoltre da 600 a 3mila euro la soglia esentasse dei così detti fringe benefit che le aziende possono concedere ai dipendenti direttamente in busta paga. I fringe benefit sono di fatto una forma di retribuzione in beni e servizi erogata dall’azienda considerata compenso in natura (come buoni acquisto; telefono o pc aziendale; alloggi in affitto al dipendente o alla famiglia). I premi aziendali esclusi dalla tassazione salgono a 3.000 euro, rispetto ai 600 euro attualmente previsti dalla normativa. La misura riguarda “il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati al lavoratore dipendente, nonché le somme erogate o rimborsate allo stesso dal datore di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche di acqua, luce e gas”. 

Il bonus di 50 euro per il Pos

Arriva anche il bonus fino a 50 euro per l’acquisto di registratori di cassa telematici. “Ai soggetti passivi Iva obbligati alla memorizzazione e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri”, si legge nella bozza, è concesso un contributo per l’adeguamento degli strumenti utilizzati per la predetta memorizzazione e trasmissione telematica “complessivamente pari al 100 per cento della spesa sostenuta, per un massimo di euro 50 per ogni strumento e in ogni caso nel limite di spesa di euro 80 milioni per l’anno 2023”.

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