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Prestiti e non sovvenzioni. Cosa c’è di pragmatico nel fondo di debito comune Sure 2.0 #adessonewsitalia

C’è una via che non dispiace a Berlino: il governo tedesco è diviso, con il ministro delle Finanze Lindner contrario mentre Scholz ha già detto di considerarla una soluzioneper permettere a tutti gli stati membri di aiutare famiglie e imprese a reggere all’aumento della bolletta. Ursula Von der Leyen però frena

Bruxelles. Su uno strumento di debito comune come Sure per permettere a tutti gli stati membri di aiutare famiglie e imprese a reggere all’aumento della bolletta, più che convincere chi occupa la cancelleria di Berlino, i commissari Paolo Gentiloni e Thierry Breton dovranno convincere la loro vicina di ufficio: Ursula von der Leyen. Una portavoce della presidente della Commissione martedì ha continuato a definire come “opinione personale” la proposta di Gentiloni e Breton di un Sure 2.0 per la bolletta, malgrado le indiscrezioni su una possibile apertura di Olaf Scholz a valutare questa possibilità.

 

 L’articolo di lunedì di Bloomberg, anche se smentito dal portavoce di Scholz, ha fatto il giro degli smartphone di funzionari della Commissione e diplomatici degli stati membri. Il governo tedesco è diviso, con il ministro delle Finanze, Christian Lindner, contrario a ogni forma di debito comune. Tuttavia Scholz ha già detto di considerare Sure una soluzione pragmatica. “Speriamo. Ora bisogna farlo capire al tredicesimo piano della Commissione”, dice al Foglio un funzionario dell’Ue. Al tredicesimo piano del Palazzo Berlaymont – la sede della Commissione – ci sono gli uffici di Ursula von der Leyen e della sua squadra ristretta. È lì che, dall’inizio della crisi dei prezzi dell’energia, vengono elaborate le proposte della Commissione, a volte senza consultare tutti i commissari, ma in stretto contatto con Berlino. Il piano della Germania da 200 miliardi di euro ha fatto scattare l’allarme sul rischio della “frammentazione” del mercato unico. Le imprese tedesche avrebbero uno straordinario vantaggio su quelle degli altri paesi. La stessa von der Leyen lo ha riconosciuto. Altri stati membri – come l’Italia – hanno un debito troppo alto per lanciarsi sulla stessa strada della Germania, senza rischiare di spaventare i mercati. Gentiloni e Breton hanno formulato la loro proposta di un Sure 2.0 in un articolo su diversi giornali europei il 3 ottobre.

 

Il presidente della Commissione, Mario Draghi, aveva dato la sua benedizione durante il Consiglio europeo informale di Praga. “Proposte simili le ho fatte cinque o sei mesi fa. E’ una proposta molto naturale in questa situazione, tanto più dopo la decisione tedesca. E’ quello che serve per cercare di mettere tutti i paesi, sia quelli che hanno spazio fiscale, sia quelli che non hanno spazio fiscale, su un livello uguale”, aveva detto Draghi. La prossima settimana la Commissione  presenterà un nuovo pacchetto per affrontare l’emergenza dei prezzi dell’energia. Finora von der Leyen ha promesso fondi comuni europei aggiuntivi soltanto per gli investimenti energetici di medio periodo. Nulla che possa aiutare gli stati membri a finanziare misure immediate per famiglie e imprese simili a quelle della Germania. La parola “debito” è stata volontariamente omessa. All’inizio della pandemia di Covid-19, la Commissione aveva lanciato Sure come strumento di debito comune per aiutare gli stati membri a finanziare meccanismi come la cassa integrazione con l’obiettivo di evitare la distruzione definitiva della crescita potenziale dei paesi ad alto debito. L’Italia è stata il primo beneficiario di questo fondo da 100 miliardi. Per com’è stato strutturato, Sure è fondamentalmente diverso dal Recovery fund. Il debito comune emesso dalla Commissione non è garantito dal bilancio dell’Ue, ma dai bilanci nazionali dei suoi stati membri. Gli aiuti concessi dalla Commissione sono prestiti e non sovvenzioni. In sostanza, grazie alla garanzia di stati con la tripla A come la Germania, Sure ha permesso all’Italia e agli altri beneficiari di ricevere prestiti a tassi più bassi rispetto a quelli con cui si finanziano sui mercati, migliorando la sostenibilità sul debito. A differenza della versione originale, Sure 2.0 dovrebbe fornire prestiti per ridurre i costi dell’energia.

 

La svolta di Scholz su un Sure 2.0 non è assicurata. Ufficialmente, per ora, la posizione di Berlino rimane la stessa. “No” ad altro debito comune europeo: tra il Recovery fund e RePowerEu, ci sono centinaia di miliardi che non sono stati ancora spesi dagli stati membri e che possono essere utilizzati per le politiche energetiche. Ma il fatto che le indiscrezioni di Bloomberg siano uscite appena dopo le elezioni in Bassa Sassonia lascia pensare che quella sia la direzione di un possibile compromesso: Scholz sarebbe disponibile a debito comune per effettuare prestiti, non per concedere nuove sovvenzioni. L’ostacolo principale a Berlino è Lindner, la cui Fdp non è riuscita a entrare nel Parlamento della Bassa Sassonia. Il ministro delle Finanze potrebbe radicalizzare la sua posizione dentro alla coalizione per non perdere altro terreno nei sondaggi. A Bruxelles e Berlino, diverse fonti ricordano il discorso sull’Europa pronunciato da Scholz a Praga il 29 agosto, quando il cancelliere definì Sure tra le “soluzioni pragmatiche ora e nel futuro”. “Se il Recovery fund e RePowerEu saranno insufficienti, quella può essere la strada”, dice una delle fonti. Von der Leyen deve decidere se aspettare i tempi della politica tedesca.

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