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Giorgetti firma il decreto sull’adeguamento delle pensioni (+7,3%). Nel 2022-25 la spesa sarà di 50 miliardi #adessonewsitalia

Il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti ha firmato il decreto che dispone a partire dal 1 gennaio 2023 un adeguamento pari a +7,3% delle pensioni dei cittadini. Secondo nuove stime di inflazione, ha spiegato Giorgetti, l’indicizzazione comporta maggiori oneri per 7,1 miliardi nel 2024 e 5,6 miliardi nel 2025. L’incremento, come previsto dalla normativa vigente, è stato calcolato sulla base della variazione percentuale che si è verificata negli indici dei prezzi al consumo forniti dall’Istat il 3 novembre 2022.

“Per dare un’idea degli oneri che complessivamente gravano sulla spesa per pensioni  per effetto del meccanismo di indicizzazione all’inflazione, le stime del conto economico a legislazione vigente scontano un incremento di 5,4 miliardi per il 2022, cui segue un incremento di 21,3 miliardi nel 2023, 18,5 miliardi nel 2024 e 7,4 miliardi nel 2025”, ha spiegato Giorgetti, “Ciascuno di questi incrementi è a carattere continuativo, ovvero si trascina negli anni successivi aggiungendosi ai nuovi incrementi per adeguamento all’inflazione prevista in ciascun anno. Se pertanto consideriamo il periodo 2022-2025, la spesa per pensioni assorbirà risorse per oltre 50 miliardi”.

Giorgetti ha anche ricordato come le recenti decisioni della Banca centrale europea sono costate, rispetto alle stime di settembre, un incremento della spesa per interessi in valore nominale di circa 2 miliardi nel 2022, 3,6 miliardi nel 2023, 2,6 miliardi nel 2024 e 4,7 miliardi nel 2025.

In tema pensionistico non è escluso che in manovra possa entrare anche Quota 41 per l’uscita dal mondo del lavoro. La logica da seguire per finanziare la misura sarà comunque quella di trovare le coperture compensando con riduzioni in qualche altra voce della previdenza e dell’assistenza. ” A titolo indicativo, qualche economia può derivare dal reddito di cittadinanza e dalla sua manutenzione, qualche voce potrà essere finanziata in altro modo”, ha spiegato il ministro. 

Nuovo decreto contro il caro-bollette: si prevede l’uso dei fondi strutturali per ridurre i costi dell’energia

Giovedì 10 ottobre, intanto, una volta avuto l’ok del Parlamento alla revisione del bilancio il governo licenzierà il quarto decreto aiuti contro il caro-bollette per famiglie  e imprese. Con il prossimo decreto saranno confermate anche per dicembre 2022 le misure che riconoscono, a parziale compensazione dei maggiori oneri sostenuti, contributi straordinari, sotto forma di crediti d’imposta, pari a una quota delle spese sostenute per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale.

Inoltre, sarà prorogata fino a tutto dicembre la riduzione delle aliquote di accisa su benzina, gasolio, gpl e gas naturale impiegati come carburanti; per quest’ultimo sarà confermata fino al 31 dicembre la riduzione dell’IVA al 5%. Il governo sta anche verificando la possibilità di impiegare le risorse disponibili della programmazione 2014-2020 dei Fondi strutturali e di investimento europei per misure di riduzioni dei costi dell’energia di imprese e famiglie.

Superbonus e agevolazioni edilizie: costi già a 37,8 miliardi sopra le previsioni

Quanto alla manovra si lavora in prima battuta a una revisione del Superbonus. A oggi rispetto alle previsioni la misura i diversi bonus edilizi hanno un costo superiore di 37,8 miliardi rispetto alle previsioni. “In particolare, per gli anni 2023-2026, i maggiori oneri determinano un maggior onere, con il conseguente peggioramento della previsione delle imposte dirette per importi compresi tra gli 8 e i 10 miliardi di euro in ciascun anno, che potrebbe pregiudicare l’adozione di altre tipologie di intervento”, ha sottolineato il ministro. “Peraltro, la stima degli oneri per il Superbonus 110% potrebbe
subire un ulteriore incremento a fine anno considerando anche i dati al 30 settembre”. 

Il Superbonus quindi “sarà rivisto in modo selettivo”. Il governo “non ritiene equo destinare una massa di risorse così ingente a una limitatissima fetta di cittadini italiani, per reddito e per prima e seconda casa”. Sullo sblocco della cessione dei crediti invece si cerca una soluzione. Martedì 8 novembre è arrivata la notizia del congelamento dell’acquisto di nuovi crediti decisa da Poste italiane. “Non possiamo però costringere i privati o organizzazioni che agiscono secondo le regole di mercato a prendere decisioni contrarie alle loro valutazioni”, ha detto il ministro.

Al caro energia 21 miliardi nel 2023

Al caro energia, nel 2023, saranno destinati circa 21 miliardi.  Il governo prevede il rinnovo per i primi mesi del 2023 delle misure relative ai crediti di imposta in favore delle imprese per l’acquisto di energia e gas, al contenimento degli oneri generali di sistema per le utenze di energia elettrica e gas, al taglio al 5% dell’IVA sui consumi di gas e alla proroga delle agevolazioni tariffarie per i consumi elettrici e di gas in favore degli utenti
domestici economicamente svantaggiati.

È inoltre allo studio la cosiddetta flat tax incrementale ossia il regime sostitutivo opzionale per i contribuenti titolari di redditi da lavoro o di impresa non aderenti al regime forfetario che potranno assoggettare ad aliquota del 15% una quota dell’aumento del reddito registrato nel 2022 rispetto al maggiore tra i medesimi redditi dichiarati e assoggettati all’Irpef nei tre anni d’imposta precedenti. Completano il pacchetto la cosiddetta tregua fiscale e l’estensione, si ipotizza a 85mila euro, della soglia che permette alle partite Iva di accedere al regime forfettario. (riproduzione riservata)

 

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