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Vincoli e burocrazia: l’odissea per installare i pannelli solari #adessonewsitalia

Germano Zanini ha una ditta che installa pannelli solari a Verona. “Sono nel settore da vent’anni, ma a casa mia non sono riuscito a montarli. Mi ha fermato la soprintendenza anche se vivo distante dal centro storico. Avrei avuto anche una tettoia da sfruttare. Ma si trova a 24,6 metri dalla strada, e il regolamento comunale prevede che siano almeno 25”. Arturo Lorenzoni insegna Economia dell’energia all’università di Padova ed è capogruppo dell’opposizione nel Consiglio Regionale veneto. “Il tetto del condominio in cui abito non è esposto bene. Avrei potuto installare i pannelli su una parete che è ben illuminata, ma mi sarebbe servito il permesso degli altri condòmini. Ho ripiegato su un piccolo pannello detto da balcone, che si attacca banalmente con una spina. La produzione però è minima”.

Se ne parla a primavera

L’Italia è il paese del sole, ma gli italiani, per sfruttarlo, devono superare un percorso a ostacoli. Il caso di Giorgio Parisi, che ha vinto il premio Nobel per la fisica, ma ha raccontato di non essere riuscito a montare i pannelli sul tetto del suo condominio, è comune a molti italiani. Vincoli paesaggistici e storici, regolamenti comunali e norme condominiali, carenza di installatori e tempi di attesa per i materiali, per finire – quando il traguardo è ormai in vista – con le lungaggini per la sostituzione del contatore: prima che il primo raggio aiuti a lenire la bolletta dell’elettricità, occorre attendere mesi. “Ai miei clienti parlo indicativamente di tarda primavera” dice Zanini. Ma solo nel caso in cui tutti i permessi siano a posto.

L’alea condominiale

“Alcuni Comuni stanno aprendo degli sportelli per aiutare i cittadini a orientarsi, ma si tratta di iniziative sporadiche. Le ditte da parte loro cominciano a munirsi di facilitatori condominiali da mandare nelle assemblee per rispondere alle domande” spiega Michele De Carli, professore di Ingegneria all’università di Padova. Diffidenza di fronte a una novità, dissapori fra vicini, mancanza di soldi da spendere nell’immediato e, nel caso dei più anziani, poca voglia di imbarcarsi in un investimento che richiede alcuni anni per dare il suo ritorno sono i motivi più frequenti del voto contrario in un condominio. Teoricamente un condòmino potrebbe installare i pannelli sulla sua quota di tetto, ma dovrebbe comunque ottenere il consenso dell’assemblea e dimostrare di non arrecare pregiudizio agli altri.

Il verdetto del soprintendente

Poi ci sono i vincoli storici o naturalistici. Anche se la scorsa primavera il governo Draghi ha classificato i pannelli solari per uso familiare come “edilizia libera”, semplificando l’iter burocratico in Comune, gli impianti devono comunque essere “compatibili dal punto di vista paesaggistico”. “I sovrintendenti hanno grande autonomia nell’interpretare questa norma” commenta Lorenzoni. Gianluca Ruggieri, ingegnere ambientale che insegna all’università dell’Insubria, racconta di aver visto “progetti analoghi che in una città sono stati bocciati senza appello e dall’altra approvati senza difficoltà”. Cita poi l’esempio della Sala Nervi: 5mila metri quadri all’ombra della cupola di San Pietro che il Vaticano ha voluto 15 anni fa. In Italia, di fronte a un no, resta l’opzione – assai impervia – del ricorso. L’ultima speranza viene dai pannelli color mattone. “Costano di più e rendono di meno, ma magari possono far cambiare idea a una soprintendenza” suggerisce De Carli.

Cina: rubinetti chiusi

Le difficoltà, a questo punto, si spostano sul fronte dei materiali. “Ora il mercato è drogato dal superbonus 110%” spiega Zanini. “La produzione europea è praticamente inesistente. Nove pannelli su dieci vengono dalla Cina. Quando il lockdown ha bloccato il porto di Shanghai, da noi non è arrivato più nulla”. La strozzatura riguarda i moduli fotovoltaici, ma anche gli inverter, che sono strumenti elettronici e soffrono della carenza di chip in tutto il mondo. “Se ordino un impianto oggi, i materiali mi arriveranno ad aprile-maggio”. Anche dopo aver completato la maratona, quando l’impianto è ormai realizzato, resta sempre l’ultimo miglio: “Occorre che il distributore locale allacci l’impianto e cambi il contatore. L’operazione può richiedere anche tre mesi” racconta Zanini.

Costi e ricavi

I costi, sempre per effetto del superbonus, sono lievitati per la speculazione, ma il fotovoltaico con i prezzi attuali dell’energia è considerato sempre un buon affare. “Il costo degli impianti si è abbattuto col tempo” spiega Ruggieri. “Una quindicina di anni fa installare un kilowatt costava circa 6mila euro, e a una famiglia ne servono in media 3. Un anno fa eravamo arrivati a 1.500. Ora siamo risaliti a 2.000, ma senza calcolare la detrazione del 50%. Ai prezzi attuali, un kilowatt installato fa risparmiare 300 euro all’anno di energia, oltre a tasse e oneri vari. In 6 anni l’investimento può dirsi abbondantemente ripagato”.

Un aiuto dal sottosuolo

Rimboccandosi le maniche, ci sono altre strade per aiutare l’ambiente e sgonfiare le bollette. La più evidente è l’isolamento della casa. “Ridurre il consumo energetico resta il passo più importante” conferma De Carli. “Anche qui il superbonus ha innescato una speculazione sui prezzi”. Chi è rimasto fuori da questo incentivo può beneficiare di altri bonus edilizi, ma trovare una ditta inoperosa oggi è missione impossibile. “C’è poi un’altra fonte rinnovabile che è meno conosciuta e non è spinta da incentivi, ma ha buone potenzialità: è la geotermia” spiega Eloisa Di Sipio, professoressa di geologia all’università di Padova. L’esempio che lei fa è quello della grotta, fresca d’estate e tiepida d’inverno. “Se scendiamo una decina di metri sotto al suolo, la temperatura non risente delle oscillazioni stagionali. Resta costante intorno ai 14 gradi, con qualche variazione tra Nord e Sud”.

In inverno il suolo è più caldo dell’aria. Prelevare il suo calore ci aiuta portare la casa attorno ai 14 gradi: un buon punto di partenza per termosifoni o pompe di calore, cui è affidato il compito di arrivare ai 20-25 gradi che ci danno comfort. D’estate avviene esattamente l’opposto. Il suolo è più fresco dell’aria e allevia il lavoro dei condizionatori. “La difficoltà tecnica consiste nel prelevare il calore o il fresco del sottosuolo” spiega Di Sipio. “Ma la geotermia è una strategia applicabile pressoché ovunque, anche nei condomini delle città, purché abbiano almeno un piccolo giardino”.

Le strade della geotermia sono due. O si solleva direttamente l’acqua del sottosuolo, o si manda giù acqua dalla casa. “Nel primo caso si ha un impianto a circuito aperto. L’efficienza è più alta, ma esistono legislazioni molto vincolanti, sia a livello nazionale che locale. Nel secondo caso si parla di circuito chiuso. Si perde un po’ di efficienza, ma ottenere l’autorizzazione è molto più semplice” spiega Di Sipio. “In alcuni paesi del Nord Europa la geotermia è diffusissima. Da noi sono soprattutto i costruttori di nuove case che pensano ad installarla. Un po’ perché realizzare un impianto su una casa nuova è più semplice. Un po’ perché aiuta molto a far ricadere l’abitazione in una classe energetica alta”.

Fare comunità

Quando poi tutti gli ostacoli si rivelano insormontabili, c’è un’ultima speranza: la comunità energetica. Previste nel 2019 da una direttiva europea, in Italia le comunità ancora aspettano un decreto attuativo con le tabelle degli incentivi. Nonostante questo, non manca chi si avventura su questa strada. La cooperativa “ènostra” (Ruggieri è fra i fondatori) ha avviato i lavori per un impianto eolico da 999 kilowatt (1.300 famiglie) a Gubbio, su un terreno incolto. Si può sottoscrivere una quota e usufruire dell’elettricità a prezzo calmierato. “E’ la soluzione che offro anch’io ai clienti che non riescono a installare i pannelli a casa” aggiunge Zanini. “Ho realizzato un impianto fotovoltaico sulle montagne attorno a Verona. Produce abbastanza elettricità per alimentare 1.200 case”. La comunità energetica è per molti l’ultima chance. “Ma in realtà è una soluzione ottima” commenta Lorenzoni. “C’è interesse, la richiesta è alta. E’ davvero ora che le norme vengano completate”.

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