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Cantiere Centro storico di Napoli, lavori in corso da 10 anni: «Decumani ingabbiati» #adessonewsitalia

Cento milioni per rimettere in sesto il Centro Storico patrimonio dell’umanità: era il 2012, Napoli aveva appena ricevuto la visita della commissione Unesco che minacciava di revocare l’affiliazione in mancanza di interventi immediati per cancellare il degrado di palazzi fatiscenti, monumenti cadenti, strade ridotte a colabrodo.

APPROFONDIMENTI

Venne varato il “Grande Progetto Unesco”, gonfio di promesse e di speranze: 27 interventi su chiese, edifici, monumenti e strade che nel giro di qualche mese avrebbero iniziato un percorso di rinascita. Dieci anni dopo, quella rinascita è appena accennata, con qualche opera conclusa (su tutte il complesso di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, la cappella pontaniana, la chiesa di Santa Maria della Colonna, la cappella Pignatelli), alcune iniziative appena avviate (la Scorziata) e molti interventi in corso da lunghi anni e non ancora terminati. Alla scadenza della rendicontazione, nel 2015, il Comune, rosso di vergogna, spiegò di aver usato solo 2,9 milioni dei cento disponibili e chiese una proroga a lungo termine. Quella proroga venne concessa, scadrà nel 2023, fra un anno, ma centrare l’obiettivo di dichiarare chiuso il grande progetto Unesco appare un’utopia.

Se i lavori a edifici e Chiese sono in genere poco invasivi, quelli sulle strade, suddivisi in tre differenti lotti, mettono a dura prova la pazienza dei cittadini. L’esempio più plateale viene dal “Lotto 2”, quello che comprende l’ampia area da Porta Capuana ai Tribunali a via Cirillo: venti strade e piazze da riportare all’antico splendore. Gara assegnata il 4 maggio del 2015: «E da quel giorno siamo ancora invasi da cantieri ovunque, senza avere nemmeno un’idea del giorno in cui ci libereremo da questa gogna», Ulderico Carraturo, titolare dell’omonima, storica, pasticceria a via Casanova e fiero membro del comitato “I love Porta Capuana”, parla con rabbia della questione. Carraturo spiega che il cantiere aperto da più di cinque anni a piazza De Nicola rappresenta un’offesa per l’intera città, racconta della “fuga” di italiani e stranieri dinanzi ai lavori in corso che sono inconciliabili con lo sviluppo turistico «quando il progetto ebbe inizio pensavamo che il rifacimento del Centro Storico sarebbe stato un sogno. Oggi dico ufficialmente che si tratta di un incubo senza fine».

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Sulla stessa linea Enzo Albertini, patron della Napoli Sotterranea e titolare di una pizzeria a vico Cinque Santi: «Hanno appena aperto il cantiere di recupero del Sacro Tempio della Scorziata – spiega Albertini – e hanno invaso gran parte del vicolo imponendo una gimkana al traffico, mettendo in crisi i percorsi turistici e, fra l’altro, imponendomi la cancellazione dell’utilizzo del suolo pubblico sul quale sistemavo i tavoli del mio locale. Se il sacrificio sarà breve può essere accettabile. Ma visti i ritmi con i quali procedono i lavori del grande progetto Unesco, temo che questa zona sarà devastata per lunghissimo tempo».

L’attuale amministrazione ha cercato di imprimere una svolta alla questione: a maggio Manfredi ha varato un osservatorio permanente per il Centro Storico di Napoli – sito Unesco, presieduto dall’appassionato Gennaro Rispoli coadiuvato da due vice, Maria Grazia Vitelli e Iris Savastano, ma le difficoltà sono tante. L’ultimo scontro in consiglio comunale sul tema del centro storico Unesco (su lavori complementari) risale esattamente a una settimana fa.

Le prime difficoltà, invece, affondano le radici nel tempo. Nel 2013 il Governo lanciò un ultimatum al Comune di Napoli: «Partano i progetti o passeremo la gestione alla Regione Campania». Per dimostrare immediata capacità di reazione, all’epoca si misero al lavoro, tutti insieme, gli assessori comunali di de Magistris, Piscopo e Calabrese con l’assessore regionale di Caldoro, Edoardo Cosenza che oggi invece è assessore comunale nella giunta Manfredi. Cosenza e Calabrese nel 2014 scrissero una lettera a doppia firma al Mattino: «…le gare dei lavori del Grande progetto Centro storico di Napoli-Unesco saranno concluse entro il 2014 e per l’inizio del 2015 buona parte dei cantieri sarà consegnata». Qualche giorno dopo, sempre nel 2014, lo stesso Edoardo Cosenza confermò: «Non perderemo neanche un euro dei finanziamenti europei». Oggi il rischio di perdere i fondi è concreto, la lentezza è evidente, la rabbia di cittadini e commercianti cresce ogni giorno di più.

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